Per creare i suoi occhi

PER CREARE I SUOI OCCHI di Angelo Branduardi

Tutti sanno la storia della creazione. Soprattutto quella più nota.

Prima Dio crea Adamo, ma lui trova da ridire sul fatto che tutti gli animali della terra non riescono a toglierlo dalla solitudine.

Allora la Provvidenza divina lo completa facendogli trovare al suo fianco esattamente quella di cui ha bisogno: la donna.

E già che c’è la fa uno splendore. Almeno così appare agli occhi di Adamo che non può fare a meno di innamorarsi al primo sguardo.

Perché Dio nel creare la donna ci ha pensato bene e l’ha fatta con tutti i particolari adeguati alla vita felice che le si prospetta. Perché solo essendo felice potrà rendere felice gli altri.

                         Per creare i suoi occhi camminò fino al mare

                         E al soffio del vento si fermò per pensare

                         “I capelli” Lui disse “con la sabbia farò

                         Oro e argento prezioso per vederli brillare,

                         quando poi sulla spiaggia lei volesse danzare

                         con due ciottoli bianchi a lei piedi farò”

                         Mentre il vento portava lontano le nubi

                         “La sua bocca”  pensò “la farò con il fiore

                         Che su terre lontane tempo fa ho seminato

                         Quarzo e perle preziose per crearle un sorriso

                         Quando poi il suo mondo lei volesse abbracciare

                         Con le onde del mare a lei mani farò”.

 

Secondo questa poeticissima canzone sulla nascita del femminile, la materia di cui è composta è leggiadra e preziosa, delicata e solida come una roccia, morbida e avvolgente come il punto massimo della relazione, una relazione che non può che essere d’amore.

                        Ed agli uccelli in volo prenderò le piume

                         Per crearle la pelle del viso e dei polsi.

Certo, ben sappiamo quando il peccato, l’errore accaduto per sbaglio o voluto, possa deformare queste bellissime immagini, ma siamo grati a questa lirica che ci riconduce a ciò che senz’altro non si distanzia dall’intuizione originaria.

Per quanto la donna non sia stata pensata da Dio né come una fata, né come una strega, è capacissima di assumere entrambi gli aspetti, sapendo, col proprio tocco, trasformare in bene il quotidiano più anonimo, in casa muri che da soli non avrebbero significato, come in terribile monotonia il miracolo della vita e in tragedia le banalità più superabili.

Non è perfetta, no, la donna, né Dio l’ha posta accanto all’uomo per aiutarlo credendo che lo fosse.

Porta in se stessa le contraddizioni più forti

                        E della gazzella avrà la dolcezza

                        E la paura della lepre

                        E il coraggio della tigre

 

E forse per questo è in grado di ricorrere alle risorse più estreme.

Per quanto bella, buona e capace, la donna da sola non ha molto senso, come l’uomo del resto.

Si perde, si deprime, si avvilisce, si confonde.

Diventa sciocca o troppo rigida, cerca disperatamente, anche se non lo sa, quella parte maschile di cui nessuna può affermare coscientemente di poter fare a meno.

Dato che la coppia è un’invenzione di Dio, una delle migliori direi, non vedo dunque motivo per sforzarsi tanto, come spesso oggi si fa, a dimostrare che se ne può fare a meno.

                        Ed io so bene che incontrando l’amore

                        Che per lei ho pensato

                        Senza esitare lo riconoscerà                   

Tutto sta qui, in questa parola magica: riconoscimento. Che ha la stessa radice di riconoscenza.

Per Chi non ci ha pensato da soli, perché non è da solo Lui, Dio amore trinitario, perché convinto che è molto meglio stare in compagnia.

Ma non è uguale se con questo o con quello.

Dio sa con chi. Perché è lui/lei che fa proprio per noi, che illumina il nostro esistere in un modo speciale.

Che ci fa capace di tutto ciò che di buono e santo (e allegro e frizzante) facciamo ogni giorno.

Un altro sarebbe uguale? Non credo! Anzi, è sicurissimo di no!

Perché è una questione di DNA, di particelle che combaciano esattamente.

Di incontrare chi ti capisce e ti ama e sopporta i tuoi difetti perché alla fine gli sembrano quasi dei pregi.

E allora spesso, in parte o del tutto, lo diventano davvero perché sotto il suo sguardo benevolo (che assomiglia così tanto incredibilmente a quello di Dio) diventiamo più belli, di dentro e di fuori.

Ma se gli uomini sono sinceri del tutto ammettano che il più delle volte devono questo punto d’arrivo (e sempre di assoluta partenza) alla capacità di una donna che ha visto giusto e che non era disposta a rischiare di perdere il grande tesoro che, un giorno, aiutata dagli occhi del suo Creatore, aveva scoperto.

 

 

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