Perchè l’Eden

“Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden in oriente e vi collocò l’uomo che aveva plasmato”
Ecco i nostri progenitori muovere i loro primi passi, all’inizio della loro nuovissima esperienza di vita a due, in un giardino: il giardino di Eden.
Ma non si tratta certo di una finzione letteraria, di un quadro romantico che fa da cornice compiacente agli sposi, se volessimo occuparcene seriamente potremmo far emergere tutti i valori positivi ed educativi sottesi all’ambiente, tutto il patrimonio pedagogico offertoci riccamente dalla natura.

Il giardino di Eden si apre volentieri a rivelare i suoi segreti a chi è disposto a ricevere i suoi messaggi e le sue sollecitazioni.
Nell’armonia originaria della creazione, quando tutto è “molto buono”, gli scambi tra la natura e l’uomo, animati dallo stesso Spirito, si possono pensare come straordinariamente efficaci.
Tra la natura e gli uomini, il giardino piantato da Dio e i suoi abitanti c’è una correlazione che viene spontaneamente riconosciuta dalla coppia, che ha il suo momento di grazia nella scoperta del mondo fatta insieme.
Nella dinamica che regge la natura stessa la prima osservazione evidente ad occhi sereni è la dipendenza tra la terra, che deve essere custodita e coltivata dagli uomini e il cielo, dal quale vengono la pioggia e il sole che la rendono feconda.
Azione dell’uomo, dunque, e ben impegnata e costante, ma soprattutto azione del cielo che regola e gestisce la vita.
Non è difficile vedere che le forze congiunte degli sposi devono agire con la chiara consapevolezza della presenza fortificante e rassicurante di Dio e con la sua collaborazione.

Il grande dono dell’amore che hanno ricevuto non li rende autonomi, come può essere da loro percepito in un eccesso di euforia, anzi li lega più dolcemente e strettamente a quella grazia che piove sul terreno delle loro anime aperte a riceverla.
E dovrebbe nascere il fiore della riconoscenza, che fa partecipe il mondo intorno del bene che è diffusivo di sé.
Nello stesso tempo a uno spirito attento si profilano chiaramente nella natura le leggi inesorabili che la governano.
Logica ed esperienza ci danno insieme garanzia e guida.

I tempi non sono opinabili: la saggezza del contadino sa quando una pianta sa dare i suoi frutti e sa che è inutile e illogico opporsi, impara anzi ad obbedire e ad adeguarsi all’ordine prestabilito.
L’umiltà di adeguarsi alle leggi naturali è una grande risorsa.
Noi, che siamo natura pensante, ci possiamo servire di ciò che leggiamo in essa per camminare sul sicuro.
Nella casa di Dio, in cui ci siamo ritrovati a vivere, tutto è dono e tutto dobbiamo donare.
Sotto gli occhi di Dio i nostri progenitori hanno fatto le loro prove, non sembra che siano state tanto felici: nell’erba verde, tra i fiori novelli c’era anche il serpente…
E’ una storia infinita, ma anche questa è una lezione che non ci è stata risparmiata e anche questa può essere imparata!

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