Questo matrimonio non s’ha da fare!

Ci volle la fiera opposizione dei vescovi e dei signori polacchi, più l’intervento del Papa Bonifacio IX, per annullare il matrimonio di Edvige di Angiò, stipulato dai genitori quando lei aveva appena quattro anni.
Doveva sposare Guglielmo d’Austria, ma intanto, per un susseguirsi di vicende dinastiche, lei era diventata addirittura “re” di Polonia e quando Guglielmo arrivò a Cracovia, fiero e baldanzoso, per impalmare la sua promessa sposa, si trovò davanti ad una forte opposizione.

I Polacchi non lo volevano e, a quanto pare, neppure lei, che intanto aveva raggiunto la giovinezza, anche se non ancora la maggiore età, e lui dovette battere in ritirata e fu espulso dal regno.
Era evidente però che la mano di Edvige, essendo “re”, era molto ambita per motivi politici, ma lei , che era stata educata in un ambiente rigorosamente cattolico, ed era destinata ad incarnare l’anima fiera e religiosa della Polonia, aveva già in sé, pur giovinetta, i valori per cui voleva spendersi.

Si fece avanti Jogaila, un granduca polacco ed Edvige, dopo lunghe preghiere ai piedi del crocifisso di Warwal, ed essersi consultata con il vescovo di Cracovia, lo scelse come sposo.
Questo matrimonio fu felice non solo per i due interessati, ma per la stessa Polonia, portando con sé grandiose innovazioni.

Si celebrarono le nozze il 18 febbraio 1336.
Il granduca, in cambio della mano di Edvige, si impegnava alla conversione sua e dei grandi nobili lituani al cattolicesimo romano, al rilascio di tutti i prigionieri cattolici di tutto il granducato e alla riunificazione permanente della Lituania e della Polonia sotto la sovranità personale del monarca polacco.
Jogaila, battezzato con il nome di Ladislao, fu incoronato re di Polonia.

Si aprì così, sotto il regno di Ladislao e di Edvige, il secolo d’oro della storia della Polonia cristiana, non solo: il Sì di Edvige cambiò la storia dell’Europa, aprendo alla civiltà occidentale l’area del regno polacco-lituano, operando una vera e propria evangelizzazione.

Edvige si preoccupò di assicurare al suo popolo neobattezzato una formazione religiosa, perciò fondò a Praga un collegio per i futuri sacerdoti della Lituania e nel 1397 introdusse nell’università di Cracovia, ribattezzata poi università Jagellonica in onore suo e di suo marito, la prima facoltà di teologia della storia polacca, alla quale, al fine di assicurarne il futuro funzionamento ed ampliamento, lasciò in eredità tutti i suoi beni personali, compreso il suo scettro d’oro!
Proprio a motivo della sua speciale formazione umanistica e religiosa Edvige richiedeva dal clero un alto livello spirituale e culturale, impegnandosi però sempre a servizio del suo popolo.
Si diceva di lei che “regnava servendo”, con dedizione e oculatezza.
Dobbiamo riconoscerle una notevole autorevolezza se riuscì ad ottenere dal Papa che i suoi sudditi potessero lucrare le indulgenze del giubileo senza muoversi dalla loro patria, in modo da evitare i rischi di un pellegrinaggio a Roma.

Alla coppia regale mancava però un erede e l’attesa ebbe una triste conclusione: nacque finalmente una bambina, che morì dopo pochi giorni, seguita in breve dalla madre Edvige morì ad appena venticinque anni e ci viene difficile pensare a quante opere e di quale portata abbia compiute in così breve età, è certo che il suo popolo la amò molto e la venerò subito come santa.

Sorsero molte leggende su di lei e sui miracoli compiuti per sua intercessione.
L’8 giugno 1997, a Cracovia, il Papa Giovanni Paolo II si recò in preghiera sulla sua tomba ne proclamò la canonizzazione.
Così Santa Edvige è diventata patrona non solo della Polonia, ma anche dell’Unione Europea e di tutte le regine della terra.

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