Reciproca profezia

Lo stretto rapporto tra ogni coppia credente e la sua comunità ecclesiale ha storicamente inizio in un luogo ed in un tempo precisi, per una volontà precisa, durante una celebrazione, un momento pubblico in cui gli sposi scambiano i loro « sì » alla presenza della comunità ecclesiale.  E solo così che può cominciare la storia dei rapporto fra una coppia e la sua Chiesa, che può nascere il coinvolgimento reciproco.  Tuttavia sarebbe, ed è, assai riduttivo ed impoverente limitare il loro incontro alla celebrazione del sacramento, come purtroppo non di rado capita.
La coppia, si è detto, è intimamente chiesa, con una relazione tutta speciale con la grande Chiesa: sta ad ogni coppia credente, ad ogni comunità ecclesiale vivere e scoprire il mistero tutto da svelare di questa relazione, i cammini comuni da percorrere, i rischi da evitare, nella consapevolezza della reciprocità della profezia, della comune responsabilità. Fin dall’infanzia la Chiesa dovrebbe essere percepita e vissuta come amo- re: Chiesa dell’amore sponsale, parentale, fraterno. La Chiesa che si incarna nella coppia e nella sua famiglia è la sola che può offrire la rivelazione di alcuni specifici aspetti dell’infinito e misterioso amore di Dio: l’amore dello sposo, della sposa, del padre, della madre, dei fratello, della sorella.
Senza una coppia e una famiglia in cui tali miracoli d’amore accadono, il dono dell’amore infinito di Dio, del suo bene, della sua verità potrà difficilmente essere incontrato ed accolto.
Perché questo incontro, questa accoglienza avvenga è necessario che l’amore di Dio abbia trovato occasioni umane, «segni tangibili di dono, tramiti d’amore, offerte vitali che rimandino alla sorgente di Vita originaria e definitiva, all’amore senza limite di Dio ».
La Chiesa deve poter essere vissuta anche come luogo di accoglienza dell’altro-da-sé: Chiesa che ricerca, che incontra, che vive la differenza. C’è un’intrinseca, imprescindibile vocazione a cui la coppia-Chiesa e tutta la Chiesa, ambedue comunione d’amore, sono chiamate: quella di vivere la differenza, quella dell’accoglienza dell’altro da sé.
Intendere la Chiesa come comunione tra persone diverse, fra gruppi e fra comunità diverse consente di vedere meglio anche questa dimensione della relazione profonda che c’è tra coppia e Chiesa: se la coppia è chiamata a vivere la differenza, ad accogliere l’altro da sé (non un’accoglienza occasionale o solo psicologica o semplicemente emotiva, ma totale, nella più completa condivisione di carne, di progetti, di salvezza), anche la Chiesa è chiamata a fare altrettanto, dentro di sé ed al di là di sé, a dare sempre più spazio alla varietà delle esperienze, dei cammini, dei ministeri, delle teologie. La Chiesa deve potersi incontrare nella ferialità, nel quotidiano scorrere della vita: Chiesa della ferialità. Pur nella fragilità del cammino a due, la coppia è il luogo dove Dio si mostra possibile nella ferialità, nel tessuto paziente della quotidianità, a cui non è affatto facile rimanere fedeli, nelle relazioni quotidiane che possono alternativamente divenire oscure, grigie, banali o anche ricche di senso, di possibilità di vita.  Nella coppia e nella sua famiglia «vive la Chiesa che celebra il quotidiano con tutte le sue pieghe di luci e di ombre, la Chiesa per la quale Dio si fa presente dentro le case degli uomini; la Chiesa che rivela le orme di Dio sui passi che salgono e scendono le scale dei condomini».
Questa è una dimensione sacramentale di tutta la Chiesa che si incarna specialmente nella vita di coppia e della sua famiglia.
Coppia e Chiesa saranno la Chiesa dell’amore in divenire, dell’amore che cresce e si matura nel tempo. Sono consapevoli di essere comunità di creature, in quanto tali limitate e peccatrici: «Nel matrimonio cristiano infatti è presente la Chiesa Che sa e testimonia come l’amore di relazione sia il progetto di un incontro sempre in divenire, frammento di una creazione non ancora compiuta che tuttavia ha in sé il germe della pienezza.  La Chiesa che si manifesta nella coppia mostra con tutto il suo spessore esistenziale un oggi, un presente indispensabile al domani, al futuro totale di Dio, proprio perché il presente che si fa dono è profezia del futuro, richiamo verso il futuro.  Nell’amore in divenire degli sposi è presente in questo modo il dinamismo di una Chiesa in cammino, che ogni giorno nutre la storia degli uomini di attesa, di ricerca di senso, di speranza, senza impazienze né sentimenti di sconfitta.  Come si legge in Isaia, “quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is 40,31)». «Coppia e Chiesa, mentre reciprocamente si confermano nella speranza, si pongono come punto di incontro delle speranze disseminate tra gli uomini che così si legano, si sorreggono, si motivano.
In ascolto del tempo storico, consapevoli della sua complessità, amandone la ricchezza, le inquietudini e le incertezze, coppia e Chiesa possono divenire il segno della speranza teologica che Dio non solo è in ogni tempo, ma avviene, si incarna in ogni tempo.  Perciò la coppia chiesa e con lei la Chiesa tutta, nella concretezza e nella fatica della fede vissuta, diventano, giorno per giorno, profezia di un futuro che si viene facendo, un futuro non solo oggetto dì un’aspettativa puramente contemplativa, ma visibile in una forma storica che già sta crescendo nella vicenda umana e che diventa prefigurazione, anticipazione, volto percepibile e credibile della promessa di Dio».
Tuttavia sono purtroppo comune esperienza modi di intendere vita matrimoniale e vita ecclesiale, che sono altrettanti ostacoli a divenire coppia e Chiesa segni di Cristo, rivelatrici di una storia di salvezza. Innanzitutto quando nella coppia e nella Chiesa – più o meno consapevolmente – prevale l’aspetto istituzionale: è la coppia che resta fedele ad un patto, ma non sa rinnovare né costruire la fedeltà al divenire di due persone; è la Chiesa in cui prevalgono le preoccupazioni per i numeri, per i battesimi, i matrimoni, le ordinazioni, per i codici, per l’organizzazione, per gli spazi di potere; in cui si mortificano l’annuncio e l’incarnazione della Parola, la koinonia e la diaconia; in cui quindi la norma si sostituisce alla vita.
In secondo luogo quando nella coppia e nella chiesa prevale lo spiritualismo, (attenzione: non la spiritualità!), il dualismo fra sacro e profano, fra naturale e soprannaturale: quando la coppia vive una pericolosa frattura tra l’aspetto di fede e quello esistenziale, senza un reale e vitale rapporto tra di loro; quando la chiesa si propone come Regno di Dio, anziché come germe ed inizio del Regno di Dio (Lumen Gentium, 5), non riesce ad assumere la vicenda umana né a condividerla; non riesce a diventare sacramento di una presenza salvifica.

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