Seconda conversazione con giovani famiglie sull’Amoris Laetitia

Oratorio del Carmine – Pavia – domenica 22 gennaio 2017

La scorsa volta, abbiamo percorso il primo capitolo dell’esortazione Amoris Laetitia, dove il Papa offre una sorta di percorso, attraverso le Scritture, e ci aiuta a riscoprire che la stessa Bibbia è innanzitutto storia di famiglie, segnate da limiti, sofferenze e peccati, e in questo modo può diventare per noi una compagna di viaggio.

Come secondo passo del nostro cammino, vorrei riprendere alcuni passaggi del terzo capitolo «Lo sguardo rivolto a Gesù: la vocazione della famiglia» (58-88): lascio alla vostra lettura il secondo capitolo, «La realtà e le sfide delle famiglie» (31-57), nel quale il Papa delinea, in modo sintetico la situazione attuale, ovviamente molto diversificata nelle aree dei cinque continenti, sempre con uno sguardo realista e positivo, senza limitarsi a un elenco di mali e di segnali negativi. Interessante è che tra le sfide, si faccia riferimento anche alla decostruzione giuridica del matrimonio e della famiglia (53), alla pratica dell’utero in affitto nell’orizzonte di una violenza sulle donne e di una mercificazione del loro corpo (54), all’assenza della figura paterna (55) e all’ideologia del gender, con il rischio dell’imposizione di un “pensiero unico” (56). Sono passaggi dell’esortazione silenziati e dimenticati dalla grande stampa e, talvolta, anche in ambito intra-ecclesiale.

Di fronte a tutte queste sfide, che possono divenire paradossalmente delle opportunità, da dove ripartire? Che cosa permette oggi di costruire delle famiglie non perfette, ma belle, vere, autentiche, capaci di affrontare le inevitabili fatiche e prove della vita coniugale, capaci di generare persone con un volto, coscienti di un significato per cui vale la pena vivere, amare, soffrire, costruire?
Una prima scelta e provocazione del Papa è tornare all’essenziale della fede, dando il primato al primo annuncio anche nei confronti delle famiglie, e privilegiare il metodo della testimonianza, per contemplare e sorprendere Cristo vivente e operante in tante storie d’amore e di famiglia:
Davanti alle famiglie e in mezzo ad esse deve sempre nuovamente risuonare il primo annuncio, ciò che è «più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario»[50], e «deve occupare il centro dell’attività evangelizzatrice».[51] È l’annuncio principale, «quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi in una forma o nell’altra».[52] Perché «non c’è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di tale annuncio» e «tutta la formazione cristiana è prima di tutto l’approfondimento del kerygma» (…) Infatti, non si può neppure comprendere pienamente il mistero della famiglia cristiana se non alla luce dell’infinito amore del Padre, che si è manifestato in Cristo, il quale si è donato sino alla fine ed è vivo in mezzo a noi. Perciò desidero contemplare Cristo vivente che è presente in tante storie d’amore, e invocare il fuoco dello Spirito su tutte le famiglie del mondo (A.L. 58.59).

Occorre immedesimarci in questa posizione del Papa, che desidera guardare Cristo vivente all’opera, nel dono e nella testimonianza di non poche famiglie, e mettersi in atteggiamento di umile domanda allo Spirito, che come eterno amore del Padre e del Figlio, è la sorgente di ogni vero e autentico amore. Questo è il senso del terzo capitolo, che da una parte, racchiude uno sguardo alla novità di Cristo e dall’altra, presenta una breve sintesi dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia.

Gesù, infatti, nel suo insegnamento, riconduce il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale, e pone le basi del sacramento del matrimonio, come dono di Dio, che include anche la sessualità (61) e che come unione fedele e indissolubile, fondata sulla fedeltà suprema di Dio:
L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. […] La condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3)»[55] (A.L. 62).
L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa. Da Cristo attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia necessaria per testimoniare l’amore di Dio e vivere la vita di comunione (A.L. 63).
Occorre davvero immergersi nella contemplazione del mistero di Gesù, in particolare nella sua nascita e infanzia, nei lunghi anni di vita famigliare a Nazaret (cfr. A.L. 65-66).
Questa contemplazione della vita, dei gesti e delle parole di Gesù, Verbo incarnato, è la radice dell’insegnamento della Chiesa, che si sofferma a mostrare la grazia del sacramento del matrimonio, «il mistero nuziale» (Leone Magno, citato in A.L. 74): è una grazia che impregna e irrobustisce tutta la vita degli sposi, e li rende capaci di amarsi con l’amore unico, fedele e fecondo di Cristo Sposo per la Chiesa, sua sposa.
Il sacramento del matrimonio non è una convenzione sociale, un rito vuoto o il mero segno esterno di un impegno. Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché «la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi»[64] (A.L. 72).
Credo che abbiamo bisogno di riscoprire la realtà del sacramento, che sta all’origine del vostro cammino di sposi e di famiglia, e si tratta di una realtà di grazia, che fa della vostra unione un segno e una partecipazione dell’unione di Cristo con la sua Chiesa. La grazia sacramentale è qualcosa di vivo, di dinamico, è grazia del matrimonio e nel matrimonio, che chiede di essere riconosciuta, accolta, alimentata: è una realtà viva alla quale attingere nella preghiera, non dimenticando mai che c’è una presenza di Cristo su cui possiamo contare, anche nei tempi di prova e di fatica.
Il sacramento non è una “cosa” o una “forza”, perché in realtà Cristo stesso «viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri».[66] Il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi (A.L. 73).
In forza del sacramento, gli sposi non sono soli e non portano da soli gli impegni del matrimonio e della vita in comune:
«… in realtà, tutta la vita in comune degli sposi, tutta la rete delle relazioni che tesseranno tra loro, con i loro figli e con il mondo, sarà impregnata e irrobustita dalla grazia del sacramento che sgorga dal mistero dell’Incarnazione e della Pasqua, in cui Dio ha espresso tutto il suo amore per l’umanità e si è unito intimamente ad essa. Non saranno mai soli con le loro forze ad affrontare le sfide che si presentano. Essi sono chiamati a rispondere al dono di Dio con il loro impegno, la loro creatività, la loro resistenza e lotta quotidiana, ma potranno sempre invocare lo Spirito Santo che ha consacrato la loro unione, perché la grazia ricevuta si manifesti nuovamente in ogni nuova situazione» (A.L. 74).
È su questa base e su questo dono, che si fonda il vostro cammino di sposi, e cresce la capacità di una quotidiana ripresa e di guardare all’altro segno di Cristo, da accogliere, da amare, da ospitare nella propria esistenza, per formare in lui, in Cristo, una sola carne!
Da questo punto di vista, il matrimonio cristiano non è un ideale irraggiungibile, come un orizzonte che sempre si sposta al nostro sguardo, ma, in quanto sacramento di cui voi sposi siete ministri nella Chiesa, è un dono di grazia, affidato e consegnato alla vostra libertà. Un dono che chiede d’essere vissuto e fatto fruttificare nella storia del vostro amore, con i suoi “alti” e “bassi”, e così il matrimonio diviene un vero cammino, dove potete crescere insieme, nella misura in cui restate fedeli alla grazia del sacramento. E questa fedeltà avviene nella Chiesa, nel legame coltivato con una comunità cristiana, nell’amicizia con altre famiglie, nella fedeltà all’Eucaristia e alla Riconciliazione, nella preghiera e nell’ascolto in famiglia della Parola di Dio.
Ma noi crediamo alla forza e alla grazia del sacramento? Ci rendiamo conto della radice profonda del nostro essere sposi? Ci fidiamo davvero di Cristo e della potenza del suo Spirito? Non cadiamo in una una sorta di “naturalismo”, confidando a volte più negli aiuti psicologici (che possono essere utilizzati, ma senza assolutizzarli), che nella forza della preghiera e dei sacramenti?

Altro tema forte e attuale della dottrina sulla famiglia, messo in rilievo dal Papa in questo terzo capitolo, è quello della trasmissione della vita e dell’educazione dei figli (cfr. A.L. 80-85): l’educazione integrale, che comprende anche quella sessuale, è dovere e diritto primario dei genitori, che sono «veri ministri educativi» e che non possono essere sostituiti in toto da altre realtà, come la scuola.
Si afferma, infine, una reciprocità tra famiglia e Chiesa, nel senso che non esiste esperienza reale di Chiesa senza il vissuto e il tessuto di famiglie cristiane, e d’altra parte, ogni famiglia, per vivere della grazia di Cristo, per tenere viva la grazia sacramentale del matrimonio, ha bisogno di respirare di un abbraccio più grande del suo, ha bisogno di crescere dentro un’appartenenza concreta, semplice e incisiva, alla comunità cristiana:
La Chiesa è famiglia di famiglie, costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche. Pertanto, «in virtù del sacramento del matrimonio ogni famiglia diventa a tutti gli effetti un bene per la Chiesa. In questa prospettiva sarà certamente un dono prezioso, per l’oggi della Chiesa, considerare anche la reciprocità tra famiglia e Chiesa: la Chiesa è un bene per la famiglia, la famiglia è un bene per la Chiesa. La custodia del dono sacramentale del Signore coinvolge non solo la singola famiglia, ma la stessa comunità cristiana» [102] (A.L. 87).

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