Tempi liturgici

“Ricordati uomo che sei polvere ed in polvere ritornerai”
Si diceva così, imponendo le ceneri sul capo dei fedeli, all’inizio della quaresima, anzi un tempo si diceva in latino, nella classica forma del: “memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris”
A lei la cosa non era mai piaciuta, non si sentiva polvere, pur con tutta la compunzione possibile, e tanto meno poteva associare quell’idea alla persona amata.
Così, tornata a casa, mentre si ripuliva i capelli da quel pizzico di cenere, rifletteva sul significato profondo di quelle parole.
Riflettere, specialmente di argomenti religiosi, voleva dire per loro parlarne insieme, magari ad intervalli più o meno lunghi, durante il corso della giornata, sfruttando tutte le occasioni favorevoli.
Sapevano che anche il loro Maestro, quando rientrava in casa, era solito spiegare a quattr’occhi ai suoi discepoli quello che fuori non avevano capito bene.
La più ostinata a cercare una soluzione era lei, lui il più risolutivo.
Ma la questione era complessa.
Lo stesso Paolo VI, in una udienza generale di un mercoledì delle Ceneri, l’aveva  esposta senza mezzi termini, secondo il suo stile problematico e severo.
“Perché tanto spietato realismo?” Aveva detto “Perché tanto radicale pessimismo? Non è bella la vita? Perché mettere la disperazione nel cuore?”
Naturalmente poi c’era una risposta, ma non era tanto facile da raggiungere.
“In fondo quello che conta non è di che cosa siamo fatti, di materia, di terra o di polvere, ma che cosa abbiamo dentro. Se, creandoci, Dio ci ha dato il suo soffio vitale, questo deve rimanere intatto, a dispetto del corpo corruttibile, non ti sembra?”
Disse lei, approfittando del fatto che lui era intento a preparare le canne da pesca e a districare pazientemente il groviglio di fili di nylon che regolarmente si formava.
“Certo” Rispose lui continuando tranquillamente il suo lavoro “Ma questo discorso mi sa troppo di filosofia platonica.  Non è che il nostro corpo sia solo l’involucro o la prigione dell’anima.
Marcel dice: io sono il mio corpo, e io sottoscrivo, e allora le cose sono diverse.   Certe forme di spiritualismo disincarnato non mi hanno mai convinto.”
Era vero, lui amava parlare di una liturgia del corpo, specialmente come strumento di relazione d’amore.
Ma allora le cose si complicano, pensava lei non sapendo che cosa rispondere.
Si ricordava però che San Paolo aveva detto qualcosa al proposito.
Andò a cercare  I Corinzi 15, 47 : “Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo.  Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri ; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti.   E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste.”
“Resta il fatto che noi siamo uomini di terra”  Disse lei riprendendo il discorso la sera, mentre stendeva la biancheria sullo stendipanni (cosa che faceva ogni volta nelle ore più tarde, quando tutti dormivano, con grande disappunto di lui) “e quindi destinati alla terra, solo di Cristo si può dire che è l’uomo celeste.”
“E questo mi basta” Disse lui, aiutandola a sistemare in qualche modo sul filo i panni lavati, che lei avrebbe dovuto poi stendere meglio e fissare in bell’ordine.
“Mi basta perché Gesù Cristo è l’autentico modello dell’uomo, è l’uomo vero, in Lui ci sono tutti gli uomini che è venuto a salvare, quindi ci sono anch’io, ci siamo anche noi.
La mia morte è già stata assorbita dalla sua morte e il mio corpo parteciperà della sua trasfigurazione.
La nostra storia è la sua ed è una storia di gloria perché passa con Lui attraverso la croce dalla morte alla resurrezione.
Certo, bisogna rendersene conto e crederci, perciò si preferisce ora esortare i fedeli alla conversione e a credere nel vangelo.
Sarebbe giusto, come qualcuno ha proposto, che si dicesse proprio così:
“Ricordati o uomo che tu sei polvere ed in polvere ritornerai, perciò convertiti e credi al vangelo”
La difficoltà è tutta nell’accettare l’unica soluzione valida, quella che Gesù è venuto a portarci e a proporci: lasciarci incorporare a Lui per essere partecipi della sua vita.
Hai finito di stendere?  Possibile che tutte le sere ci sia questa storia? Tu non ti convertirai mai!”.

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