Tra terra e cielo, decima parte

decima parte:

Caro Betel,
dunque dicevamo che volevamo farne un filosofo, vero?
Tutto sbagliato: lui ha deciso di fare il medico!
La cosa sul momento non mi è piaciuta, c’erano tutte le premesse giuste per mettersi sulla strada della filosofia, che poi è sempre l’ancella della teologia, checchè ne  dicano i “pensatori” moderni e invece mi aspettava l’ennesima sorpresa.
Veramente non è stata una decisione facile, anche lui si sentiva portato a filosofare piuttosto che a curare malati, ma si è trovato davanti parecchi ostacoli: intanto la sana praticità della sua famiglia, che preferiva di gran lunga un buon medico a un  venditore di nuvole e poi la stessa configurazione dei corsi di filosofia della sua città e della sua epoca.
Se fosse vissuto ai tempi di San Tommaso e di San Bonaventura si sarebbe certamente trovato a suo agio e avrebbe cercato il modo di introdursi nelle loro belle dissertazioni, ma così, di fronte a un pensiero debole per definizione, che soffriva di fenomenologia e non si impicciava di metafisica, ha preferito lavorare sull’uomo, che è più solido, anche quando è malato, più palpabile e verificabile nelle sue reazioni.
L’ età della giovinezza è veramente per gli uomini uno stato di grazia, lui poi è costituzionalmente giovane, cioè attivo e pronto a gettarsi nelle sue esperienze con chiara determinazione e con curiosità, così ora si muove allegramente tra anatomia e patologia, cercando l’uomo nella sua interezza, guardandoci dentro con intelligenza e stupore.
Dunque non ha tradito le nostre previsioni, sono certo che continuerà a speculare, ma partendo da basi molto concretamente umane, anzi corporee, che lo guideranno in una ricerca fondamentalmente onesta e meno esposta alle illusioni.
Però, ora che ha fatto la sua scelta, non mi sembra molto impegnato a realizzarla velocemente.
E’ in piena vita goliardica e ci sta bene dentro, con pochi soldi e tante idee e tante occasioni da sfruttare: viaggi , convegni, incontri e anche letture e dibattiti culturali e religiosi…
Naturalmente non lo abbandono un momento, ma sembra che non ci siano pericoli.
Tutto sommato sono contento del mio ragazzo perché sta sfruttando una bella carica di positività.
Intanto è sempre alla ricerca dell’anima gemella, ma credo che la ricerca potrà durare ancora un po’, si guarda intorno e io con lui, ma di fanciulle che gli abbiano fatto girare la testa non ne ha ancora trovate.
Secondo il mio modesto, angelico, giudizio, non mi sembra che non ci sia molto da sperare nel suo ambiente, anche se le ragazze sono in genere studentesse “impegnate”, o forse proprio per questo?
Tuo Alef in attesa


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Caro Alef, non avere fretta.
Neanche lui, a quanto pare ne ha, e fa bene; credo che, sotto questa forma un po’ spensierata, stia vivendo delle esperienze importanti per la sua maturazione e abbia diritto di goderle ora, perché così non si ripeteranno più.
Vorrei che fosse lo stesso anche per la mia protetta, ma sai che è di tutt’altra pasta.
Non è mai del tutto a sua agio in ogni situazione, forse per un eccesso di senso critico, non ha ancora scelto la sua strada e sente la responsabilità di farlo, come se tutto dipendesse da lei.
Ci vorrà molto tempo e molta sofferenza prima che si renda conto di come siano vani e perfino risibili tanti programmi, destinati spesso ad essere sconvolti, e come sia essenziale solo l’opzione fondamentale di fare la volontà di Dio in qualunque modo e tempo si manifesti.
Non è facile per me guidarla, ma anch’io devo avere pazienza e riconoscere che la stoffa è buona, chiede soltanto di essere accuratamente lavorata.
Intanto sta assaporando in profondità ogni esperienza, alternando momenti di angoscia a  momenti di esaltazione, come quelli vissuti questa estate.
Quest’estate ha visto per la prima volta un ghiacciaio.
Ti sembrerà strano, ma non aveva mai avuto occasione di conoscere l’alta montagna.
La sua famiglia è abbastanza modesta e non certo dedita ai viaggi e anche lei non ci si sente molto portata.
Questa volta è stata quasi costretta a fare un’escursione con un gruppetto di amici ed è partita di mala voglia, con poca attrezzatura, all’alba, lei che, al mattino, resta tanto volentieri sotto le lenzuola, a trattenere gli ultimi sogni e a rimandare la realtà, sempre inquietante, del risveglio.
Non aveva quindi una disposizione d’animo molto favorevole, era anzi riluttante, come le capita sempre quando deve affrontare situazioni nuove, di cui non sa gli sviluppi.
Ma poi, nel salire, le è successa una cosa strana.
Noi angeli, che non siamo condizionati dalla forza di gravità e siamo abituati a vedere le cose dall’alto e dal di dentro, siamo forse i meno adatti a capire che cosa possa succedere nell’animo dell’uomo quando si trova a raggiungere a fatica, passo dopo passo, i livelli più alti della montagna, nel suo cammino sulla faccia della terra, dicono che si tratta di un fenomeno di euforia, che gli alpinisti conoscono bene.
Lei si sentiva diversa, capace di conquistare uno spazio nuovo, di elevarsi letteralmente per volgere intorno più ampiamente lo sguardo, di raggiungere e superare  quegli ostacoli materiali che prima la opprimevano, di respirare il cielo.
E’ stata una percezione intensissima, liberatoria, che si è acuita nel momento in cui ha visto profilarsi davanti a sé, contro il cielo, la bianca, abbagliante, fredda, distesa del ghiacciaio.
Ne è rimasta conquistata e sconvolta, come fosse, per lei, una affermazione di assoluto, che cancellava e ridicolizzava ogni paesaggio precedente, e un richiamo imperioso ad una dedizione totale al trascendente  a cui doveva rispondere.
Le si chiedeva di scegliere tra la gratuita bellezza silenziosa e perfetta e il groviglio confuso dei suoi  egoismi,  tra l’ineffabile e il vano rumore, tra l’eterno e l’effimero e questo la poneva in uno stato di sgomento e nello stesso tempo di esaltazione.
Dovevano tornare, ma per lei era come il distacco da un incontro d’amore e, mentre scendeva la montagna in silenzio, io trepidavo per lei perché sapevo che era stata toccata in qualche modo dalla bellezza di Dio.
“Non stai bene?”le chiedevano le amiche vedendola così pallida e pensierosa, ma lei taceva ed io capivo che le scoppiava il cuore.
Avrebbe voluto piangere, ma non l’avrebbe mai fatto davanti a loro.
Pianse più tardi, quando fu sola, con la faccia schiacciata sul cuscino per non  farsi sentire, perché non voleva sapessero che quel ghiacciaio era lì per lei e lei non poteva più fingere di non aver capito.
E’ rimasta turbata da questo episodio, ma anche rafforzata nella sua decisione di non lasciarsi toccare da tutto quello che passa, per concentrare la sua attenzione e il suo impegno sul destino eterno che l’aspetta e l’affascina.
Capirai che non è facile gestire questa situazione, eppure devo rispettarla e accompagnarla con tutto l’amore che Dio stesso riversa di lei, dolcemente, in attesa che il ghiacciaio si sciolga nel suo cuore nel calore di un incontro.
Tuo Betel in preda alla commozione.
continua….

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