Tra terra e cielo, ottava parte

ottava parte:

Caro Betel,
avrei bisogno di un supplemento di chiarificazioni e, come il solito, parto con le domande con le domande sulla questione che mi sta più a cuore.
Secondo te che cosa ci sta a fare in convento un ragazzo che è ancora alla ricerca della sua strada?
E’ passato dal seminario al convento, perché gli sembrava più “religioso”.
Studia, come tutti i ragazzi della sua età, ha i suoi momenti di riposo e di ricreazione, ma soprattutto è in attesa di lumi, che gli dovrebbero venire dalla preghiera e dalla guida spirituale di quegli adulti che lo hanno preceduto nel cammino di formazione.
Ora non so se lui sia particolarmente refrattario, ma non lo vedo per nulla soddisfatto.
Ci sono problemi di fondo, di tipo umano prima ancora che spirituale, che dovrebbero trovare qui accoglienza e occasione di riflessione, anche di soluzione nelle grandi linee tracciate dai maestri spirituali di ogni tempo tra le mura di un convento, ma non è così.
Questo non gli succede.
Si sente solo, irreggimentato, ma non guidato e finora non è scattato niente di decisivo.
Forse riaffiora la sua naturale indipendenza da ogni forma esteriore e la schietta esigenza di verità a tutti i livelli che non ha ancora trovato.
Non dico che qui sia tutto negativo: certo ha maggiore considerazione e stimoli intellettuali in convento che nella sua casa, dove si confondeva nel numero dei fratelli.
Gli hanno fatto capire che era intelligente (cosa di cui non si era mai accorto perché non glielo aveva mai detto nessuno), che era creativo ( gli hanno affidato il compito di costruire il presepio e c’è riuscito molto bene), che poteva avere buoni rapporti con la parola stampata ( si è messo di gusto a collaborare con il giornalino del convento e mi sa che non guarirà più dalla malattia della stampa)…
Però tutte queste cose non sono la risposta alla sua esigenza più profonda.
E ora mi domando anch’io se questa esperienza di vita sia veramente positiva per lui e per quanto debba continuare.
Devo pazientare ancora? Devo continuare semplicemente ad osservare o devo intervenire?
L’altro giorno l’ho visto, silenzioso, guardare fuori da una finestra che dava sui campi coperti di neve; faceva freddo in convento e lui mi sembrava un uccello in gabbia..
Gli ho fatto passare davanti ai vetri qualche farfalla di neve per rallegrarlo, ma non se n’è neppure accorto.
A questo punto mi sentivo di fare come l’angelo mio amico, che ha aperto le porte della prigione a San Pietro e l’ha portato fuori senza che lui neanche sapesse come.
Mi capisci vero?
Gli uomini spesso e volentieri si mettono nei guai, penso che anche tu dovrai stare molto attento alla tua bambina, che non si metta nei pasticci con le sue visioni estremiste.
Credo che sia più facile il mio compito del tuo, tutto sommato lui mi sembra più malleabile, vedrai che lo potremo aiutare davvero, ma la tua protetta mi impensierisce: non crederà forse di essere un angelo come noi?
Perché, per gli uomini, c’è il grande problema del corpo di cui non possono disfarsi così alla leggera, in più per loro c’è il mistero dell’incarnazione che sarebbe addirittura assurda se non fosse divina, non è facile neanche per loro starci dentro.
Noi siamo al loro servizio, ma non siamo proprio qualificati in materia, qui ci vuole lo Spirito Santo in persona che sappia Lui farli crescere secondo il progetto originario, non credi?
Tuo Alef

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Caro Alef,
Hai detto benissimo, qui ci vuole lo Spirito Santo che, come ha presieduto all’incarnazione del Figlio, così ora guidi gli uomini nel loro destino che è fatto di terra e di cielo.
Una cosa è certa: che Dio non vuole l’infelicità dei suoi figli e fornisce loro una specie di termometro per aiutarli a verificare il loro stato di salute interiore.
Al di là e al di sopra di ogni situazione facile o difficile da vivere, nonostante tutti gli avvenimenti più o meno favorevoli che costellano la vita di un uomo, questi, se è onesto e sincero con se stesso, sente, dentro di sé se si sta muovendo o meno nella direzione giusta, se è felice o infelice: è la famosa “coscienza” di cui tutti sono dotati e che va coltivata.
Noi dobbiamo aiutarli in questo.
La vera direzione spirituale dovrebbe, in sostanza, aiutare la coscienza ad emergere con chiarezza, a liberarsi da strutture che la condizionano più o meno pesantemente.
Il Maestro interiore, che è lo Spirito di Dio, parla sempre a chi ha l’intelligenza e l’onestà di ascoltarlo e gli fa capire in tanti modo se la sua vita si sta costruendo o sta franando.
Ho visto persone ostinarsi in posizioni sbagliate, mentre dentro di loro tutto protestava e si ribellava, perché non avevano il coraggio di accettare un cambiamento, una svolta, che le avrebbe rimesse in piedi e pacificate.
Hai ragione: per il tuo ragazzo ci sono buone probabilità di crescita perché Dio gli ha dato una forza mentale e spirituale che lo apre al bene e al bello e questa lo salverà, nonostante tutto.
Sta pronto a sostenerlo nei passi difficili che lo aspettano.
Tuo Betel


continua….

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