Tra terra e cielo, quinta parte

quinta parte:

Carissimo Alef,

non sai quanto mi faccia piacere dover rispondere alle tante domande della tua ultima lettera.
Ti vedo molto preoccupato della sorte dei nostri ragazzi e ancor più della riuscita della nostra missione!
Eppure, in questo modo, mi dai occasione di tuffarmi nella sapienza amorosa di Dio per uscirne tutto ardente e infuocato di energia divina, come si conviene a un serafino, e pronto a portarne qualche scintilla da condividere nella gioia con te.
Vorrei danzare con te, insieme ai nostri protetti, e guidarli secondo quella divina armonia che  regola i movimenti dei cieli e forma la musica delle sfere…
Mi ricordo di un bellissimo dipinto fatto da un frate che, guarda caso, chiamavano “l’Angelico”, che rappresenta proprio una lieta danza di anime giunte alla loro pienezza, in paradiso, insieme ai loro rispettivi angeli custodi.
Certo che è una bella intuizione per un essere umano!
Non per niente era un artista.
Dunque, in attesa del riconoscimento e del festeggiamento finale, diamoci da fare in modo intelligente, o, meglio ancora, sapiente.
Abbiamo stabilito che i nostri due ragazzi sono molto diversi, a volte opposti, come indole e come educazione.
Non vorremo spaventarci per questo!
Che cosa hanno di simile una durissima spina e una tenera rosa sullo stesso ramo?
L’acqua viva di un torrente di montagna e la solida roccia che l’ accoglie?
Eppure, sotto apparenze così diverse, partecipano insieme a un unico grande progetto che li rende indispensabili l’uno all’altro, proprio nella loro diversità.
Vorresti ammorbidire la spina e indurire la rosa, fermare l’acqua e far muovere la roccia?
No di certo.
Le caratteristiche diverse sono sapientemente diverse e il risultato finale è armoniosamente perfetto.
Del resto, la prima differenziazione fondamentale tra gli uomini l’ha voluta chiaramente lo stesso Creatore, facendoli maschio e femmina.
“Perciò” e non “nonostante ciò” l’uomo si unirà alla sua donna e i due saranno una sola carne.
E’ proprio grazie alla loro diversità esistenziale che essi potranno realizzare una nuova realtà: quel capolavoro unico, uscito dalla mente di Dio, che è la coppia.
Non sarà così facile, per i nostri due, andare d’accordo, ma neanche troppo difficile se li aiuteremo a conoscersi e ad accettarsi in modo intelligente, se uno saprà leggere dentro l’altro la varietà dei doni che possiede e li saprà utilizzare per il bene comune.
Vedi, dovranno imparare a fare festa scoprendo tutta questa ricchezza di sentimenti, di pensieri, di attitudini di cui potranno godere insieme.
Questo dipenderà in gran parte dal loro volersi bene, quando si incontreranno, ma già da ora, nell’attesa, noi possiamo prepararli a questo gioco.
Non si dovranno livellare, ma potenziare i loro caratteri in modo che ciascuno possa dare il meglio di sé poi, lietamente, all’altro, e questo potrà avvenire se li educheremo all’amore.
La famosa educazione sessuale non è, in ultima analisi, se non una educazione all’amore.
Devono capire che il loro bene e la felicità che ne consegue non vanno cercati nell’egoistica soddisfazione di sé, ma  nella condivisione e devono imparare a sperimentarlo in ogni rapporto umano, per essere poi capaci di aprirsi a un vero amore sponsale.
Toccherà a noi, in ogni situazione, ricondurli alla sorgente dell’amore, alla magnifica Trinità da cui tutto prende origine e modello.
Cantiamo insieme l’alleluia!
Tuo Betel


@@@@@@@@@@@@@


Caro Betel,
direi che mi hai convinto.
Ti ringrazio e ti prometto di impegnarmi a valorizzare al massimo le qualità (e i difetti?) del mio ragazzo, che sono davvero molti.
E’ chiaro che con lui non posso mai stare tranquillo.
Senti che cosa l’altro giorno gli è capitato.
Era una giornata d’estate e faceva molto caldo, lui con i suoi compagni giocava a pallone sulla riva del fiume, a un certo punto hanno deciso di farsi tutti una bella nuotata per rinfrescarsi.
Ora il fondo del fiume è infido, ci sono a tratti delle buche, così all’improvviso lui si è accorto di non toccare e ha avuto paura.
Nota che sapeva nuotare, ma, in quel momento di smarrimento, si è sentito perduto.
Allora istintivamente si è aggrappato alla gamba di un suo compagno e lo stava trascinando in basso con sé.
La situazione era davvero pericolosa.
Sono arrivato appena in tempo!
Gli ho fatto balenare nella testa questo pensiero: “Così anneghiamo in due, se lo lascio andare annego solo io!”
Non crederai, ma ha mollato subito la presa e, per rimbalzo, è stato spinto in alto, poi “si è ricordato” di saper nuotare e in poco tempo ha riguadagnato la riva, distrutto, ma salvo.
Che cosa ne dici?
A parte lo spavento credo che sia stata un’esperienza positiva e un segno che in lui c’è una grande capacità di superare il proprio egoismo che mi fa sperare bene.
A presto
Tuo Alef


continua….

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare