Un matrimonio di risorti

Bisogna che gli sposi siano generati di nuovo.
“In verità, in verità vi dico: chi non rinascerà per acqua e Spirito non potrà entrare nel regno di Dio”
Così dice chiaramente Gesù a Nicodemo, il dottore della legge che pure non è in grado di comprendere queste parole misteriose.
Entrare nel regno di Dio, forse non è un proposito esplicito nelle coppie che salgono l’altare per celebrare il loro matrimonio, ma l’affermazione di Gesù è categorica: “in verità, in verità vi dico!”
Eppure, più o meno consapevolmente, la coppia sacerdote di questo sacramento, entra, introdotta e sorretta dallo Spirito, in una dimensione nuova, quella del regno di Dio propria dei risorti.
Così la morte non fa più paura perché è assorbita dalla resurrezione, la vera conclusione di ogni storia umana, che si dilata nell’eterno.
Certo non è facile, l’ascesi è necessaria anche nella coppia, morire a se stessi e risorgere non si può se non si è sorretti dalla grazia, in particolare da quella grazia che è propria dello stato coniugale.
Qui lo Spirito soffia abbondantemente e non chiede che di essere accolto per operare.
“Quello che è generato della carne è carne e quello che è generato dallo Spirito è spirito”
“Il vento spira dove vuole e ne senti la voce ma non sai né donde venga né dove vada, così è di ognuno che è nato dallo Spirito”
E’ questo vento che investe due anime e le fa vivere in modo nuovo, arricchendole di tutti i doni dello Spirito, dopo averle spogliate delle loro egoistiche strutture.
A loro è richiesto di incarnare, di sperimentare, di non rinunciare mai alla ricerca di quello stato di perfezione che le qualifica agli occhi di Dio e degli uomini.
Su questa terra è dato loro di gustare la gioia di sentirsi amati con un amore che, con tutti i limiti della condizione umana, rimanda chiaramente all’Amore divino, se non vuole ridursi a ben poca cosa e rischiare ben presto di estinguersi.
Alla coppia è offerta e proposta la pienezza della comunicazione d’amore, la trasparenza nel linguaggio della mente e del cuore, la felicità di sapersi compresi e di riposare nella accoglienza amorosa dell’altro.
L’opportunità data ai due sposi è unica: solo a loro è concesso di realizzare qui e ora quella unità, quella pericoresi che è propria della vita trinitaria.
La cosa è talmente grande che rischia non solo di non essere perseguita, ma anche solamente pensata, come un progetto che supera le capacità umane.
La cosa è talmente bella che gli uomini sembrano fare a gara per sfigurarla, per distruggerla, per mostrarla come un’utopia destinata al fallimento, ma ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio, che ne è il garante.
Ci vuole del coraggio per credervi, per non ritirarsi davanti a questo mistero di amore, ma ci aiutano le parole di Pietro: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!”
In realtà siamo dei pusillanimi, non abbiamo veramente la volontà di inserirci nella prospettiva dei risorti, anche perché questa passa attraverso la strettoia della morte, ma nella profondità del nostro cuore c’è la nostalgia di uno stato di perfezione che è ben lontano da essere realizzato su questa terra.
Possiamo invece, nell’ambito della vita di coppia, avere come un anticipo di ciò che sarà la beatitudine del paradiso.
Come un piccolo seme, caduto in terreno fecondo, il nostro matrimonio crescerà insieme a noi alimentato dalla grazia, fino a diventare una splendida pianta, pronta per essere trapiantata nella casa del Padre, nel regno di Dio, nel mondo dei risorti.

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