Vieni dal Libano

VIENI DAL LIBANO di Kiko Arguello

 

Tutti conosciamo il Cantico dei Cantici, almeno per sentito dire.
Molti sanno che si trova nella Bibbia e forse hanno letto dei dotti commenti che ci illustrano la natura simbolica e allegorica dell’amore di Dio per le sue creature.
Altre interpretazioni invece ci incoraggiano, pur senza togliere la sua valenza teologica, a gustarne la dolcezza e ad apprezzarne il suo messaggio erotico.
Che ci sia un tale libro nella Sacra Scrittura può sembrare un po’ strano a coloro che avessero dimenticato che l’unione sponsale e sessuale è un’invenzione prettamente divina, che nessun peccato è stato in grado di svuotare della sua valenza antropologica.
L’uomo e la donna, semplici pastori o re e principessa, nel momento dell’amore sono trasfigurati e appaiono in tutta la loro bellezza.

 Ecco che Kiko Arguello, così fedele ai testi biblici, ne ha voluto fare un canto.

                                   Vieni dal Libano mia sposa
                                   Vieni dal Libano, vieni
                                   Avrai per corona le vette dei monti
                                   Le alte cime dell’Ermon

La sposa viene da lontano, per raggiungere l’amato e la sua avvenenza, la sua grazia e la promessa di felicità che reca con sé sono come una freccia che ha colpito il cuore dell’amato, che non avrà più pace finché non riposerà tra le sue braccia.

                                    Tu mi hai ferito, ferito il cuore
                                    Oh, sorella mia sposa

Tutta la natura è un inno al loro amore e li circonda con la propria armonia per essere una dimora accogliente. Le stagioni si alternano, passa il tempo triste e freddo dell’inverno, la primavera si affaccia annunciata dal canto dell’allodola, l’estate porta i suoi frutti e dà cibo e ricchezza agli abitanti della terra fino a che l’autunno coronerà le vigne con i suoi grappoli inebrianti.

                                    L’inverno ormai è già passato
                                    Il canto dell’allodola si ode
                                   I fiori son tornati sulla terra
                                   Il grande sole è venuto.

Tutto il creato danza la festa dell’amore e non abbandona i due innamorati nella solitudine del loro sentimento.

 Non si ama mai da soli, ogni espressione d’amore reciproco deve rimbalzare tra i colli, scorrere con l’acqua dei fiumi, aprirsi come fiori nei prati e cantare la benedizione ricevuta dal Signore.

                                                Alzati, in fretta mia diletta
                                                Vieni, colomba, vieni.

Non ci deve essere indugio, né incertezza di fronte all’amore. La paura indietreggia, mentre si fa avanti la fiducia nella promessa dell’alleanza che Dio ha stretto indissolubilmente con l’uomo e con la donna per permettere loro di vivere l’amore e continuare a perpetrare il Suo atto creativo.

                                                Io appartengo al mio diletto
                                                Ed egli è tutto per me.
                                                Come sigillo sul tuo cuore
                                                Come sigillo sul tuo braccio

L’unione è stata sancita. C’è un sigillo sul braccio, e su ogni azione successiva che entrambi compiranno, e sul cuore, sul centro dei loro sentimenti.

Nessuno dei due agirà più solo per se stesso, ma perché l’altro sia felice e senta l’unità che esiste tra loro.

                                    Che l’amore è forte come la morte
                                   E le acque non lo spegneranno.
                                   Dare per esso tutti i beni della casa
                                   Sarebbe disprezzarlo.

Forse la morte potrà spezzare questo idillio? Si dimostrerà dunque tutto un inganno che Dio ha perpetrato nei confronti degli esseri umani?
No, non sarà così, perché se anche la morte ha una sua innegabile forza oscura, l’amore è almeno forte quanto lei, è un fuoco che arde e non c’è acqua che possa spegnerlo.
Non si baratti l’amore coniugale per niente al mondo.
Non c’è bene che possa valere questa gioia e la fecondità delle sue capacità effettive.
Voi che amate, non siate sciocchi, non disprezzate il vostro sentimento preferendo ad esso altro che non vale così tanto, che non ha minimamente paragone.
Custodite l’amore, abbiate cura, ora che l’avete trovato (e potevate rimanerne privi), Dio ve l’ha donato  e, se sarete forti, nessuno ve lo toglierà.

                                    Cercai l’amore dell’anima mia
                                   Lo cercai senza trovarlo
                                   Trovai l’amore dell’anima mia
                                   L’ho abbracciato  e non lo lascerò mai

 

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