Vissero felici e contenti

Dobbiamo riconoscere di essere spesso condizionati dalle immagini stereotipate suscitate in noi dalla parola matrimonio.
Tutto ciò che c’è di più banalmente roseo, di più borghesemente scontato, tipo “vissero felici e contenti”, si associa facilmente all’idea di due persone che abbiano fatto la scelta di intraprendere con amore una vita comune.
Le smentite che si presentano tanto frequentemente a questi sogni e che ci mostrano tutte le difficoltà e i dolori che li aspettano non riescono a cancellare questo quadro idilliaco e accattivante.
Ma ora noi vogliamo affacciarci ad una situazione coniugale che ci offre una grande ricchezza di riflessioni abbinando stati di perfezione e di realismo imprevisti.
Si tratta di una coppia famosa che, pur nella sua particolarità, potrebbe contenere qualcosa di emblematico anche per la gente comune.

Vogliamo, in punta di piedi, entrare nella storia “sacra” di Maria e Giuseppe.
Se la osserviamo con animo privo di pregiudizi e proviamo ad esaminarne i comportamenti che fanno ormai parte della loro iconografia, troveremo forse qualcosa che inaspettatamente ci sconcerta e ci ammaestra.
Perché certo di matrimonio umano si tratta, anche se splendente di luce propria.
Come in filigrana possiamo vedere tracciate in esso le linee portanti di ogni esperienza coniugale, dove patire e gioire si alternano con misteriosa vicenda.

Assistiamo a un matrimonio santo e tuttavia problematico.
Qualcuno si potrebbe avanzare a dire che i due sposi. (una forse giovanissima e l’altro in età) non siano stati molto saggi, impegnandosi in un viaggio disagiato in quelle condizioni, senza aiuti se non quello divino.
Sapevano quello che facevano?
Certo non completamente, ma non saremmo noi a poter dare loro una lezione di prudenza, sapendo che così era scritto!
Una volta di più non dobbiamo giudicare dalle apparenze che ci traggono così facilmente in inganno.
Certi aspetti possono essere decisamente fuorvianti.

Ad esempio, davanti ad alcune dolcissime raffigurazioni di Natività, dove un tenero Bambino Gesù giace a terra, tutto roseo e nudo, ai piedi di una Madonna in adorazione, sovraccarica di veli, si rischia di rimanere perplessi, se non ci ricordassimo che la retorica delle pitture natalizie è spesso in contrasto con la realtà.
Il vangelo ci dice invece come Maria abbia avvolto il suo Bambino appena nato in fasce e deposto in una mangiatoia, che era quanto di meglio avesse a disposizione!

Comunque questa ”sacra” famiglia non ha una vita facile: non le mancano i dolori e sono tali da far impallidire quelli che accompagnano le nostre e da farci riflettere sulla complessità della vita matrimoniale più santa e più celebrata.
E allora?
Lo sguardo si fa più umile, il giudizio più cauto e comprensivo nelle diverse situazioni che inaspettatamente ci si presentano.
Le nostre coppie, le nostre famiglie possono cercare luce e conforto in quella che è la sacra famiglia per eccellenza, alla quale Dio non ha fatto sconti.
Proprio per questo essa può essere vista con i colori della nostra umanità e ci può introdurre alla accettazione dei misteriosi piani divini intorno a noi.
“O famiglia di Nazareth, esperta nel patire!” Diceva Paolo VI nella sua visita alla casa della sacra famiglia “Indica a tutte le famiglie la via da seguire anche e soprattutto nelle difficoltà e nei problemi!”

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